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Il fenomeno infortunistico / La sicurezza nei luoghi di lavoro |
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Scritto da Ice - Administrator
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Il fenomeno infortunistico La sicurezza nei luoghi di lavoro
LE CIFRE Ogni anno, mediamente, il 5% dei lavoratori subisce un incidente sul lavoro con conseguenze che provocano oltre 30.000 invalidità permanenti e circa 1.200 morti. Equivalente a dire che, ogni giorno, tre persone muoiono sul lavoro. L'andamento del fenomeno, purtroppo, non suscita alcun ottimismo, in quanto il lieve calo è dovuto principalmente alla diminuzione delle ore lavorate, diminuzione conseguente la crisi occupazionale nei settori tradizionalmente più a rischio e cioè la metalmeccanica e l'edilizia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) denuncia che ogni anno si verificano circa 120 milioni di incidenti sul lavoro, di cui 220.000 sono mortali.A livello europeo, tra i paesi più industrializzati, l'Italia detiene due primati nella realtà produttiva: i più alti tassi di frequenza per infortuni e la più elevata mortalità. La media europea annuale dei morti è di quattro lavoratori ogni 100.000. IL COSTO ECONOMICO OGNI ANNOGiornate lavorative perse: da circa 700.000 infortuni con inabilità temporanea al lavoro deriva la perdita di oltre 16.000.000 di giornate lavorative. Costo per il pagamento dell'indennità per inabilità temporanea al lavoro: 900 miliardi per il solo INAIL (senza quindi considerare l'INPS e le spese sanitarie).
Costo per i nuovi infortuni: 30.000 invalidità permanenti
LE CAUSE PRINCIPALI DEL FENOMENOSono principalmente di quattro generi:1. nell'ambiente di lavoro, le inadempienze da parte delle aziende, le disattenzioni dei lavoratori che con l'assuefazione al lavoro sottovalutano i rischi, la tendenza all'esclusione dei dispositivi di sicurezza allo scopo di aumentare i ritmi di lavoro e quindi la produttività;2. la mancanza di controlli da parte delle strutture a ciò preposte: oggi l'eventualità di un controllo è quasi pari alla possibilità di vincere alla lotteria, perché gli Ispettorati del lavoro sono paurosamente a corto di organici e perchè le Aziende Sanitarie Locali hanno pochissime professionalità idonee allo scopo;3. l'assenza di una cultura della prevenzione dei rischi da lavoro che, anzi, sono considerati come inevitabili e connaturati con l'attività lavorativa;4. lavoro nero ed appalti, vecchie forme di sfruttamento della manodopera che hanno tuttora una posizione centrale tra le cause all'origine degli infortuni e delle malattie professionali.E' di tutta evidenza che la totale irregolarità del rapporto di lavoro o l'esigenza di ridurre al massimo i costi di produzione - esigenza questa accentuata anche dall'esasperazione della concorrenza - non si conciliano con la sicurezza dei lavoratori. LA NORMATIVA IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO Soltanto nel 1994 - con grave ritardo sugli altri paesi dell'Unione europea - l'Italia ha recepito le direttive in materia di sicurezza sul lavoro sulle quali si è riscontrata la forte opposizione dei datori di lavoro che le ritenevano eccessivamente onerose. In effetti l'attuale normativa, complessivamente soddisfacente per la sicurezza dei lavoratori, si scontra con una realtà in cui, a tutt'oggi, nonostante le continue proroghe viene sostanzialmente inapplicata per due ragioni fondamentali:*da parte dei datori di lavoro l'adeguamento delle norme di sicurezza continua ad essere visto come un costo aggiuntivo, ritenendo peraltro che il rischio dei lavoratori viene già coperto da un'assicurazione obbligatoria;*gli stessi lavoratori cui la nuova normativa affida anche responsabilità di controllo sulle misure di sicurezza, nella maggior parte dei casi, non sono preparati a questo ruolo e si trovano in difficoltà ad esercitarlo rispetto a quei datori di lavoro con pochi scrupoli che approfittano della facile disponibilità di manodopera, per porre il lavoratore stesso in una condizione quasi di sudditanza. I NUOVI FATTORI DI RISCHIO Ai tradizionali fattori di rischio si aggiungono quasi quotidianamente nuovi pericoli, soprattutto per le malattie professionali. Molte sostanze sono considerate "probabilmente" o "possibilmente" cancerogene e si calcola che in Italia, ogni anno, si hanno circa 4.000 casi di "tumori professionali". Inoltre, nuove malattie insorgono di pari passo con le modifiche dell'organizzazione del lavoro: dall'informatizzazione danni visivi dovuti all'uso dei videoterminali; dalla tensione legata alle richieste di aumento della produttività situazioni di stress in diretta relazione con l'errore umano e l'incidente. Un ultimo riferimento deve essere fatto alla precarizzazione del rapporto di lavoro e quindi ad un calo dell'esperienza del lavoratore che determina una diminuzione delle condizioni di sicurezza L'appello di Graziella Marota su Sky TG24
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